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Come la stampa 3D cambierà l’economia e la globalizzazione

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Come la stampa 3D cambierà l’economia e la globalizzazione

Molti di noi, almeno chi ha avuto a che fare direttamente con la stampa 3D, sì è fatto una visione più o meno romanzata del futuro. C’è chi sostiene che verrà annullata la produzione di pezzi di ricambio, verranno stampati all’occorrenza, chi sostiene che mangeremo cibo stampato in 3D (in realtà c’è chi l’ha già fatto).
I più ottimisti pensano che in un futuro, anche se remoto, non compreremo più oggetti ma soltanto progetti, il progetto della bicicletta, il progetto delle lasagne e così via con tutto quello che ci viene in mente. Certamente per arrivare a questo possibile futuro la stampa 3D deve fare ancora passi da gigante, in modi ancora più tempestivi e sorprendenti di quanto non abbia fatto fino ad ora.

Nel futuro prossimo la stampa 3D non ci cambierà la vita, ma sicuramente cambierà l’economia globale; questo lo sostiene un famoso economista esperto in mercati globali, business e strategie d’investimento, nonché professore alla Columbia University: Panos Mourdoukoutas.
Il Signor Mourdoukoutas infatti su Forbes ha scritto un interessantissimo articolo su come questa nuova tecnologia potrebbe far tornare a pendere l’ago della bilancia e degli degli investimenti su Europa e USA;

Vi proponiamo l’articolo tradotto letteralmente:

“La stampa 3D è una rivoluzione che cambia due importanti equazioni economiche. Internalizzazione/esternalizzazione e globalizzazione/localizzazione. Essa sbilancia l’equilibrio tra internalizzazione e l’esternalizzazione della produzione, in favore di dell’internalizzazione ed assegna un punto saldo tra globalizzazione e localizzazione a favore della localizzazione.
Nell’era pre-stampa 3D , l’esternalizzazione – il trasferimento di una serie di attività a terzi, sia all’interno dei propri confini nazionali che all’estero – ha permesso alle aziende di migliorare l’efficienza, ridurre i costi, accelerare lo sviluppo del prodotto, e concentrarsi sulla commercializzazione.

Globalizzazione: risorsa? forse più un pericolo

Tutto ciò ha aiutato le aziende americane ad affrontare le forze distruttive della globalizzazione; vale a dire, l’intensificazione della concorrenza e l’erosione dei prezzi, generando il profitto che sappiamo ne seguì.
Per alcune aziende il delocalizzare la propria produzione è la discriminante tra lo stare in piedi e il fallimento.
La delocalizzazione però ha avuto un “effetto collaterale”.

La disgregazione e la frammentazione della catena della fornitura. Questo processo ha portato all’aumento di nuovi concorrenti nel settore, distruggendo i prezzi e di conseguenza la redditività delle aziende che perseguono questa strategia.
Un esempio su tutti nel settore dei PC, l’outsourcing ha favorito l’ingresso di concorrenti cinesi come Lenovo, che ha mangiato a colazione una società come Hewlett-Packard. Che pur aveva delocalizzato in modo aggressivo la sua produzione di personal computer.
Questo “effetto collaterale” deriva da una ragione semplice: l’outsourcing è possibile solo se ogni attività può essere separata dalle altre attività della catena produzione.
L’assemblaggio, per esempio, può essere esternalizzato solo se può essere separata dallo sviluppo del prodotto, dal marketing, dalla distribuzione e dai servizi post-vendita. Lo stesso vale quando si tratta di commercializzazione o distribuzione delocalizzata e così via.

Ciò significa che, più le attività sono esternalizzate, più la catena di approvvigionamento si trasforma da un unico processo integrato. Eseguito entro i confini delle società tradizionali, ad un processo frammentato e disgregato, una sequenza di attività separate e sconnesse. Eseguita attraverso diversi subappaltatori indipendenti e non interconnessi.
Questo è ciò che rende l’ingresso di nuovi concorrenti nel settore più semplice, con la conseguente intensificazione della concorrenza, la riduzione dei prezzi. Di conseguenza la diminuzione della remunerazione del capitale investito.

Spostamento del potere

Con l’avvento della stampante 3D, la maggior parte dei vantaggi dell’outsourcing sono diminuiti o addirittura scomparsi del tutto. La produzione additiva permette a queste aziende di svolgere tutte queste attività “in casa” quando necessario e, se necessario.
Allo stesso tempo, la produzione additiva aiuta le aziende a mantener e rafforzare il controllo di tutta la catena produttiva evitando gli effetti collaterali prima descritti.
Aggiungete alla ricetta il risparmio sui costi di trasporto e i benefici della personalizzazione, e bingo!

La delocalizzazione è storia, e in questo modo la stragrande maggioranza dell’occupazione ritorna negli Stati Uniti (o in Europa – aggiunto da noi). Da Messico, India, Cina, ecc. Questo è effettivamente sarà un duro colpo alla produzione globalizzata.
Per essere onesti, la stampa 3D al momento è un processo lento, con rendimenti non costanti e non può competere con la velocità e la scala di produzione tradizionale. Ma ci si aspetta il cambiamento, grandi investimenti per far diventare la stampa 3D il principale metodo di produzione, aumentando di molto la sua velocità. Tutto questo a condizione che i politici non uccidano questa tendenza con norme inutili.”
Letta così, questa analisi del prossimo futuro sembra piuttosto realistica, voi che ne pensate?

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