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Recensione Anycubic Photon DLP

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Oggi parliamo di un nuovo bestseller della stampa 3d a resina casalinga e alla portata di tutti, la Anycubic Photon DLP.

La Photon è una stampante relativamente nuova, che stampa resina con il sistema DLP, a luce proiettata. Nasce proprio con l’intenzione di fare concorrenza ad un’altra best seller, la Wanhao Duplicator 7, di cui ho già parlato in questo articolo. Questa macchina è molto attrattiva perchè  viene offerta a meno di 500€, e in questa cifra sono comprese anche alcune migliorie rispetto alla D7. La Anycubic sembra aver imparato dagli errori Wanhao e propone questa macchina molto interessante.

Prime impressioni

La macchina a prima vista sembra molto robusta. Così come la D7 la piattaforma di costruzione è  ricavata da una solida lastra di alluminio e ben anodizzata. Questa piattaforma viene fissata molto saldamente stringendo una rotella manualmente. Ma nonostante questo si riesce a raggiungere un grado di fissaggio elevato. Come al solito, ad ogni riavvio si dovrà rifare l’home della piattaforma. Il funzionamento della macchina è piuttosto semplice, anche se i menu sul display non sono di facile intuizione. Anche i caratteri molto sottili rendono difficile leggere le scritte in qualche particolare occasione.

Qualsiasi stampante 3D a base di resina non è l’ideale per i principianti. La post-produzione delle stampe prevede il lavaggio dei pezzi con etanolo. Un alchol altamente volatile, infiammabile ed esplosivo. Dopodichè per  la loro polimerizzazione le stampe hanno bisogno di un passaggio nel forno UV (tipo questo). La pulizia della piastra è un processo complicato, con sgrassatori, ma da attuare delicatamente. Inoltre, l’odore della resina è tutt’altro che piacevole, anche se la stampante Anycubic Photon 3D ha un filtro a carbone con all’interno una ventola, questo non vi esimerà dalla puzza.

Le specifiche della stampante Anycubic Photon DLP 3D sono molto simili alla maggior parte delle stampanti DLP 3D.

  • Tecnologia: DLP (Digital Light Processing)
  • Volume di costruzione: 115 x 65 x 155 mm
  • Risoluzione del livello: 25-100 micron
  • Connettività: USB, scheda SD
  • Touchscreen: schermo a colori da 2,8 pollici
  • Grado di ingresso: 110 V / 220 V CA.
  • Tensione di lavoro: 12V DC
  • Dimensioni della stampante: 220 x 220 x 400 mm

Il volume di stampa della Photon 3D è 115 x 65 x 155 mm. Non è esattamente grande. Ma paragonabile alle altre stampanti del suo segmento. E’ lievemente più piccolo di quello della D7, perde solo 5 centimetri in altezza.

Assemblare e configurare la stampante Anycubic Photon è tutto sommato molto facile, e per farlo serve meno di mezz’ora. Le uniche operazioni da fare sono:

  • Attacca la manopola allo sportello anteriore della stampante 3D.
  • Assicurarsi che lo schermo LCD sia privo di polvere, e magari dare un’aspirata o dare una pulita con una spugnetta imbevuta di alcol isopropanolo

Dopo questo si passa a regolare la “home Z”.

Visto che la Photon è provvista di un endstop ottico, per calibrare la stampante, si deve abbassare piano piano la piastra, con un foglio di carta in mezzo. Esattamente come succede per l’FDM. Quindi si fa scorrere il foglio fino a che non inizia a fare fatica. Ovviamente bisogna prestare la massima attenzione, l’endstop ottico non blocca i comandi manuali! Quindi se la piastra è mal regolata far schiantare quest’ultima contro il proiettore è un’attimo! Proprio per evitare che la piastra si schianti la Photon ha un pulsante di stop di emergenza, da premere se vediamo lo schianto imminente.

A questo punto si alza il blocco, si inserisce la vasca. Dopo aver aggiunto il vassoio si stringono le viti, si carica la resina (metà vassoio) e si parte!

La stampante deve essere utilizzata con uno slicer proprietario, Anycubic Photon Slicer . Qualcuno lo preferisce a Creator Workshop (quello utilizzato dalla D7) perchè dice essere più veloce. Io non ho notato differenze. Anzi ho preferito Creator Workshop per la gestione automatica dei supporti. Nella maggior parte dei casi bisogna aggiungere manualmente qualche supporto. E con questo ricordo che i supporti sono una parte essenziale della stampa a resina.

Se vieni dal mondo della stampa FDM, ci sono una serie di cose nuove da imparare. I supporti hanno uno scopo diverso nella stampa SLA rispetto alla stampa FDM e sono ancora più importanti, se utilizzati saggiamente per ottenere ottime stampe. Con la stampa SLA non devi sorreggere alcune parti, ma fare in modo che la stampa non si sfaldi. Quindi anche l’orientamento corretto dei modelli è del tutto differente  quando si parla della stampa SLA. I nuovi utenti che provengono dal mondo FDM potrebbero trovare questa disposizione delle stampe controintuitiva. Infatti si consiglia di piazzare qualsiasi oggetto a 45 gradi, e creare una buona struttura di supporto.

La Anycubic sembra aver capito di avere qualche criticità software e sta realizzando una nuova versione dello slicer. Probabilmente sarà già uscito quando leggerete questa recensione: scaricabile dal sito Anycubic.

Cosa c’è nella scatola?

  • La stampante
  • Cavo di alimentazione
  • Manuale (disponibile in inglese, tedesco, francese e giapponese)
  • Serbatoio della resina
  • Alcuni strumenti
  • Una bottiglia di resina
  • Filtri per la resina. Questi hanno una struttura a rete per parti lasciate involontariamente nel serbatoio.
  • Una chiavetta USB (8 GB)

Quello che dovrete acquistare per la stampa in DLP

Quando si parla di stampa DLP molte cose vengono date per scontate. Quindi appena ricevuta la macchina il nostro entusiasmo iniziale viene bastonato dal fatto di non essere completamente pronti ad utilizzarla da subito! A me questo è capitato, e visto il disappunto vi lascio un piccolo vademecum di acquisto. Tutti questi oggetti sono le cose che dovrete avere (e ringrazierete di avere) per lavorare con la resina in sicurezza.

Oggetti indispensabili per la stampa DLP

  • mascherina – per non respirare l’odoraccio direttamente
  • guanti in nitrile – Mai toccare la resina o residui direttamente con le mani, è irritante
  • occhiali protettivi – Se la resina finisce troppo vicina agli occhi può irritare anche solo con i vapori, vi consiglio degli occhiali!
  • FEP di riserva – Il FEP è la sottile lastra trasparente che fa da fondo alla vasca della resina, è un materiale di consumo e va cambiato con regolarità
  • Filtro per resina usata – può capitare che piccoli pezzi di resina si induriscano e rimangano nella vasca. Questo può seriamente compromettere le stampe future. E’ meglio liberarsene da subito! Potete usase un filtro per farina. In metallo in modo da poterlo lavare agilmente.
  • Alcol Isopropanolo – L’alcol con cui pulire la resina e in cui immergere le stampe per pulirle una volta finite. Vendono anche le salviette
  • Forno UV – qui è dove si svolge l’ultima post elaborazione. Bisogna passare le stampe per qualche ora nel fornetto per renderle dure. La tempistica cambia in base alla dimensione.

Qualcuno aggiunge a questa lista il proiettore completo, come oggetto d’usura. Dovrebbe durare migliaia di ore quindi non voglio aggiungerlo, anche se dovete sapere che potrebbe essere necessario cambiarlo dopo qualche anno.

Le cose che mi sono piaciute

Per quanto riguarda la qualità di stampa, è proprio come te la aspetti, pari alla D7, ma sconvolgente se sei abituato ad usare stampanti FDM.

Lo slicer, una volta abituati è semplice da usare. E’ veloce nel creare il modello e genera un singolo file (un “file photon”), invece un’intera cartella piena di singoli file .png per ogni sezione come fa Creation Workshop. Il che non è male.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è una community molto attiva sui social. Se affrontiamo da totali neofiti una pratica tipo la stampa in resina può essere frustrante. Una comunità attiva come quella che si è creata attorno alla Photon può aiutarci a risolvere i problemi che incontriamo, anche banalmente.

Ora passiamo alle migliorie. La Photon ha lo schermo integrato, con la presa USB. La chiavetta USB da 8 GB viene fornita con alcuni modelli pronti, ciò ci permette di mettere alla prova da subito la nostra macchina.
Questo le permette di stampare senza essere collegata al computer o senza dover acquistare un box comandi separato, come per la Wanhao D7. Il comodo display touch screen funziona come per qualsiasi altra stampante a cui siamo abituati. Ci pertmette alcune regolazione e anche di seguire lo sviluppo del lavoro.

Altra grande miglioria è il fatto di aver messo delle finestre, da cui è possibile seguire l’andamento della stampa. Anche se è vero che per le prime 2 ore la piattaforma è comunque immersa nella vaschetta e non possiamo vedere nulla è altrettanto vero che se stiamo stampando qualcosa di alto, intorno ai 10 cm, vedere il fallimento dopo 2 ore è ben ben meglio piuttosto che accorgersene solo a stampa finita. Magari dopo 16 ore! Con il prezzo della resina non è solo questione di tempo, ma anche di denaro! Però qui c’è un ma, di cui parlo ne prossimo capitolino.

Eventuali problemi e migliorie

Ok, sono pignolo ma…

non capisco la scelta del colore delle aperture della Photon. Il blu come colore lascia filtrare i raggi UV. Se è vero che non polimerizzano la resina nel breve periodo, potrebbero farlo dal momento  che lasciassimo la stampante a “riposo” con la vasca piena per qualche settimana. Con la D7 mi è capitato di dimenticarmi di pulirla dalla resina avanzata, e non utilizzarla per 3 settimane. Al ritorno la resina era del tutto sciolta, senza grumi. Lasciarla nel buio più nero all’interno della vasca è stato come lasciarla nel botticino.

Con la Photon con i vetri blu probabilmente, a causa del fatto che trasmettono luce a brevi lunghezze d’onda, avrei trovato un mattone!
Capisco… sono sottigliezze, ma sarebbe bastato mettere le finestre color ambra, che avrebbero bloccato del tutto gli UV della luce ambientale.

Un’altro grande difetto l’ho anticipato, ma voglio spiegarlo meglio. L’endstop ottico che equipaggia la Photon è un segnale ma non blocca fisicamente la piattaforma. Probabilmente dovuto da un errore software cci si ritrova che se si danno troppi comandi di discesa, questi si sommano e non vengono annullati dall’endstop. La piattaforma continua la sua corsa fino a sfracellarsi sullo schermo del proiettore causando anche seri danni se non si interviene prontamente con il segnale di stop.

Quindi attenzione quando state livellando i piano, un solo spostamento alla volta e aspettate che si esaurisca prima di cliccare il prossimo!

Conclusioni

In sintesi, penso che la Photon sia un’ottima macchina in relazione al prezzo a cui viene proposta. Sembra professionale, solida e ben progettata da un punto di vista meccanico. Utilizza un design del FEP che è ancora un po ‘sperimentale, ma si sta diffondendo capillarmente molto velocemente.

Diciamo che tutte le stampanti in resina sono maleodoranti, e richiedono un lavoro di pulizia a cui un maker dell’FDM non è abituato.  Ma una volta abituati ad indossare la mascherina per gli odori (molto peggiori di quelli da ABS nella stampa FDM) e i guanti di lattice per l’appiccicume generale verranno fuori dei piccoli capolavori.

Oltre a tutta la questione insalubre descritta prima bisogna anche tenere presente il fattore prezzo. I materiali (resine) che vengono utilizzati sono in generale molto costosi, e conviene non voler risparmiare. Comprare una resina di scarsa qualità può portare a uno spreco di tempo e soldi non indifferente.

Dove acquistare la Photon di Anycubic?

Il prezzo di Anycubic Photon è veramente competitivo.  Questa stampante è attualmente una delle stampanti DLP più economiche che puoi acquistare.
Come al solito proponiamo 2 strade: Amazon la propone con consegna in pochi giorni a 569€. Nel momento in cui scrivo questa recensione la questa stampante a resina è in super offerta a 479!!! Approfittatene se riuscirete ad accaparrarvela in tempo!

Mentre Gearbest come al solito ha il miglior prezzo! Meno di 500€ per stampante e anche della resina aggiuntiva per le prime prove! Se deciderete di acquistare da Gearbest scegliete la consegna con il metodo railway, la macchina vi arriverà in circa 20 giorni senza spese per l’importazione.


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